“Sospeso nell’Infinito”

“Sospeso nell’Infinito” (giugno 2026) Lastra di plexiglass nero di cm 60 x 80 termodeformata con assemblata una stampa topsec di cm 25 x 18 anch’essa termodeformata agganciata a fune d’acciaio ed una sfera lignea.
Una lastra di plexiglass nero termodeformata (la misura non conta, potrebbe essere grande un centinaio di volte questa); il nero ricorda e richiama lo spazio infinito che ci avvolge nelle notti stellate, quando guardiamo il cielo e la nostra presenza fisica si commisura con esso.
Anche se i nostri piedi son ben ancorati al suolo, non possiamo fare a meno di sentirci “sospesi” in questo vuoto incommensurabile.
Le Stelle, microscopici puntini bianchi, disegnano nel cielo ragnatele invisibili che hanno aiutato nei secoli passati i naviganti a ritrovare la strada di casa.
E come un Navigante, quell’Immagine posta sull’estremità in basso a sinistra (è l’ombra di un uomo in piedi sugli scogli nei pressi del mare), si sente spaesato, simile ad un naufrago disperso in una qualche isola sconosciuta. Davanti a se il nulla o meglio il nero cosmico che pare inghiottirlo.
Un’ombra, un relitto, un sopravvissuto a una qualche guerra chimica o atomica. Una presenza umana insomma; un essere che si àncora ad un filo di speranza nel buio che lo circonda.
Una fune d’acciaio simile ad un raggio laser squarcia quel nero cosmico come un raggio di sole, e in lontananza intravede ….. una sfera calante o ascendente a seconda di quale umore esso ripone nella propria mente.
Nell’attuale mondo ci sono guerre e massacri di massa, donne e bambini sterminati, e tutti si scandalizzano e scendono in piazza.
Certo che ci si domanda perchè; perchè di questa violenza cosi furibonda, di quest’odio senza senso, ma ripetere la solita litania dei politici che si scannano, attraverso la Pittura trita e ritrita già vista, anche con sfumature differenti, non porta a nulla.
Lo sguardo dell’Artista deve essere più alto, più cosmico; non pedissequo, non accondiscendente agli umori del tempo.
L’Artista deve saper scavare nei meandri più profondi dell’essere umano, deve cogliere il vero significato della sua esistenza e farci riflettere.
Non è con il rosso sangue che deve farci riflettere, ma con il nero profondo dello Spazio infinito che ci deve illuminare, che ci deve portare al vero senso della nostra presenza in questo Mondo.
Raffigurare i massacri non sono altro che ripetere quei massacri, che ricondividerli.
Allora l’uomo è solo, l’intellettuale è solo in questa rinascita; solo di fronte alle masse che si scannano e che continueranno a scannarsi sino a quando non capiranno l’inutilità di questi massacri; l’inutilità di queste grida di odio che echeggiano in ogni dove, in ogni spazio pubblico o privato, in ogni talk show quotidiano.
“Ognuno è solo sul cuore della terra,
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”
(Salvatore Quasimodo)
La lastra nera di plexiglass termodeformata è simile ad una pagina bianca su cui si può iniziare a scrivere: scrivere una nuova storia.
Il buio nero non è più un buio, ma una nuova luce che illumina ciò che si inizia a creare, ciò che si può iniziare a scrivere;
e quelle pieghe del plexiglass sono il ritmo che inizia a scorrere come onde del mare sospinte da un vento di brezza; Il ritmo del Cosmo che tutto rigenera, che tutto ricompone.


