“Siamo cosi arrivati in fondo, o meglio all’inizio di questa avventura artistica”…
Pagina 212 Monografia
Siamo cosi arrivati in fondo, o meglio all’inizio di questa avventura artistica iniziata nel lontano 1973 se non prima. Ripercorrendo le varie fasi di questa pittura con tutte le sue immagini dipinte, fotografate, assemblate o filmate, mi accorgo di come un filo conduttore invisibile, unisca le une alle altre. Potrebbe essere il filo della Vita che scorre lungo il tempo, e che di volta in volta emerge con nuovi suoni e nuove armonie, sempre pronto a scandire il presente che appare.
“Immagini”, sinonimo di immaginare, di un flash che illumina il buio circostante
in una frazione di secondo, imprimendo su una pellicola l’attimo che scorre, a testimonianza del reale accadimento.
Immagini che si moltiplicano quasi all’infinito in una scansione temporale sempre unica e diversa; in una serie di fotogrammi che scorrendo nel tempo danno il senso del divenire.
“L’Arte non è mai ciò che appare”, dicevo un tempo. In effetti, riguardando queste Immagini, in ognuna c’è un pezzo d’insieme, un frammento di un puzzle che lentamente
si ricompone.
Immagini-puzzle-ricompone-compone-assembla; io sono nello spazio e nel tempo, e con una lanterna alla Diogene cerco il “perché”. Ogni Segno, quadro, scultura o video, è una fioca fiamma di luce che rischiara il buio circostante immerso in un mondo assuefatto
al nulla, a quel “politicamente corretto” che attanaglia ogni voce fuori dal coro. E se l’Arte non è questo, si affloscia supinamente e scompare in quel buio.
Ogni frammento di materia o di colore, è una particella di quella luce che compone la forma, e la forma si snoda nello spazio e nel tempo, come ogni singola lettera vocale o consonante, nel loro insieme formano le parole e dalle parole il discorso. Potremmo anche paragonarle ad ogni singola nota musicale, frammenti di un suono che assemblati assieme formano melodie o sinfonie.
In definitiva ogni Immagine è aperta, ha un prima ed un poi, un davanti ed un
dietro, un sopra ed un sotto, un dentro ed un fuori; ogni immagine è il tempo che scorre,
la vita che passa, il finito che si apre all’infinito ….”
“L’Arte è l’umore di un popolo….” scrivevo un tempo. E il tempo passa e gli
umori cambiano; ma l’Arte è sempre lì ad imprimere con il suo flash questi fotogrammi.
Posso dire di non essermi mai fermato a leziosismi di genere, anche grazie alla
mancanza di mercato che spesso ti ingabbia.
Posso dire di essere stato anarchico e solitario, ma sempre vero ed autentico, libero dagli “ismi” o dalle sue mode.
Posso dire di aver navigato nel silenzio, quando tutto attorno era un rimbombare
baccanalico di suoni sgraziati; e da quei suoni ho tracciato la rotta per identificare il mio
viaggio.
Come Ulisse ho sperimentato l’approdo su terre sconosciute e superato Scilla e
Cariddi; superato l’ira funesta degli Dei maligni che sempre nascosti tramano la loro
vendetta.
Ho tracciato segni, come a lasciare impronte del mio passaggio, testimone di eventi
che hanno lacerato il tempo che scorre; preso posizione contro le follie del mondo, sempre
guidato da una lanterna che dipanasse il buio oltre la siepe, quel buio che ci sgretola, ci annulla e ci fa scomparire nell’ assuefazione massificata.
Ho tracciato, forse più per me che per i posteri, segni identificativi del mio essere
qui nel mondo; e questi segni si sono inoltrati nel profondo delle mie viscere, assimilabile al cammino dantesco tra gli inferi e la sua successiva risalita.
Ho visionato il tempo nel suo nascere e morire e ipotizzato mondi che ancora debbono apparire. Come Dante ho sofferto l’esilio ed il “duro calle di salire e scendere per l’altrui scale”; ma i segni restano e le tracce tracciano, anche se infangate dalle voragini vuote del contemporaneo evolversi.
Dante ed Ulisse mi hanno accompagnato in questo viaggio dentro e verso, in questo cammino che ha attraversato questo lasso di tempo, frammento flash di un Cosmo infinito, ed “il naufragar mi è stato dolce in questo mare”!









