“Sull’orlo”
“Sull’orlo” (4 novembre 2025) cm 42 x 48 (stampa topsec di cm 20 x 25 termodeformata assemblata a vecchia cornice scolorita con fondo di plexiglass nero e funi tiranti)
“Sull’ orlo”

(4 novembre 2025) cm 42 x 48 (stampa topsec di cm 20 x 25 termodeformata assemblata a vecchia cornice scolorita con fondo di plexiglass nero e funi tiranti)
Una vecchia cornice scolorita e logorata; una lastra di plexiglass nero che riflette lo sguardo di chi l’osserva; un’ immagine stampata su una lastra di plexiglass termodeformato, che avvolge parte della cornice; una fune bianca tesa da un capo all’ altro di questa cornice; una sfera che cade trattenuta da questa fune.
Cinque elementi in circa cinquanta centimetri di spazio, che dialogano fra loro.
“Sembra più un brigante….” pare dire quest’ immagine dal suo aspetto ambiguo, quasi un’ ombra riflessa su una parete granitica; in effetti è la mia ombra riflessa sugli scogli del mare.
Ma l’ombra e la luce danno effetti misteriosi, creano sagome che si alterano lungo la superficie su cui si riflettono e paiono armar quell’ ombra di coltelli, spade e lupare, sino a renderlo simile ad un brigante di antica memoria.
La lastra si contorce, si avvinghia alla cornice, si solleva come a volersi distaccare, si aggrappa a quella fune lanciata nello spazio.
Non è un brigante, ma la fotografia dell’ ombra di un Uomo che cerca di dare un senso alla propria esistenza, che cerca di capire il presente sempre più oscuro, racchiuso in quella sagoma di cornice.
La cornice logora potrebbe richiamare alla memoria, anzi la richiama certamente, l’ antichità del mondo, la sua Storia vissuta, la sua evoluzione nel tempo. Un ricercare nel Passato qualcosa che si è perso, che è scivolato via lungo quella superficie plastificata che brutalmente richiama il presente senza più punti d’ ancoraggio.
Una scelta voluta questa cornice logorata ritrovata chissà dove, che in se porta la storia del suo vissuto e si adatta perfettamente al contrasto lucido di questi materiali moderni.
Lasciamo perdere gli accostamenti o i richiami estetici ad altri Maestri del novecento.
Qui ci interessa qualcos’altro, qualcosa che superi l’ estetica e si ponga come primaria visione dell’ essere che vive in questo mondo sospeso nello Spazio.
In effetti le moderne scoperte scientifiche e conquiste spaziali, ci hanno donato delle nuove prospettive con cui guardare l’ esistenza, non più legata alla prospettica rinascimentale, ma alla complessità del Cosmo in cui siamo immersi.
Quella lastra deforme è posta sull’ orlo di quella cornice; e se non fosse per quelle due viti d’ ancoraggio, scivolerebbe nel vuoto circostante.
L’insieme è un puntino sulla parete che l’ accoglie, ma la parete non è più una parete di un qualcosa su cui si appoggia, (un muro di una casa, di una galleria), ma l’ Universo stesso che la circonda.
Passato e presente sono qui ora, in questa cornice ed in questa lastra stampata, mentre il nero plexiglass sullo sfondo riflette il passaggio dell’ osservatore, come fosse un’ astronave aliena.
Uno specchio scuro che si dilata da un capo all’ altro della cornice che la racchiude, dove sagome indefinite scorrono e si rispecchiano per osservare e capire il senso del tutto.
Frammento di uno spazio infinito dove raggi di luce o funi tiranti si proiettano come ancore d’ appoggio per risalire da un’ inevitabile caduta.
Ancore che si aggrappano all’ antichità del mondo, alla sua storia necessaria per capire dove andare, per non disperdersi nel buio del Cosmo, mentre una sfera sfugge dall’ orbita del quadro e a fatica si cerca di trattenerla.
Una sfera, un mondo,una idea. Quante cose racchiude questa forma, quanti significati ! Galassie, Universi, luci e ombre. “Sembra più….. invece è…..”
Come il titolo dato all’ opera, anche questa si inserisce nel contesto dell’ insieme e ne è parte integrante.
Pare un individuo che vuole fuggire dal vuoto che si è creato all’ interno del quadro, dal buio che circonda l’ intera nostra epoca.
Il nero sullo sfondo è come un grido urlato in un silenzio composto, in un’ eco che si spezza in quei due frammenti di plexiglass nero posti agli angoli della cornice.
La sua sfericità sembra racchiudere quella perfezione che non esiste in natura, ma a cui tutti aspiriamo; un mondo sempre più lontano nell’ attuale società, ma che non ci deve sfuggire, che non deve farci perdere le sue tracce, per non ritrovarci un domani completamente al buio.
Come un abile pescatore d’altura, quell’ ombra stampata su plexiglass l’ afferra con quella fune bianca come fosse una lenza, la trattiene, la sostiene prima che cada nel nulla, prima che si disperda per sempre.
Prima o poi ritornerà a germogliare, se sapremo seminarla.






