“Dimmi o Luna, di questa esistenza, il Senso”

“Il Poeta: dimmi o Luna, di questa esistenza, il senso.” ( cm 60 x 60 ) (20 marzo 2025) (Assemblaggio su telaio nero fumo, di digital painting stampata su plexiglass termodeformato di cm 30 x 40, con intreccio di funi marinare, su un fondo di lastre a foglie di specchio.)
“Dimmi o Luna,
di questa esistenza, il Senso”
“…Dimmi o Luna…” frammento poetico leopardiano che dalla memoria riaffiora.
Riaffiora attraverso questa Immagine di un uomo seduto in meditazione o in ascolto, in una giornata luminosa mentre guarda un pallido sole elevarsi all’ orizzonte.
Tutt’ attorno c’è tranquillità, le colline color ocra ed il prato color lilla, danno un senso di quiete.
Ma l’ immagine stampata su quel plexiglass termodeformato, pare volersi muovere come sospinta da un tenue vento, come seduta su un tappeto volante da cui prendere uno slancio.
Un telaio romboidale di color nero fumo, assembla la figura sulla lastra ad altri elementi che giocano nello spazio.
Sullo sfondo un plexiglass a specchio che riflette il via vai del mondo attorno.
Una serie di funi bianche intrecciate da un capo all’ altro imbrigliano la figura; ed in cima un sfera bianca che si riflette nello specchio sottostante. Una Luna, un Sole?
“Dimmi o Luna, il senso di questa nostra esistenza”, pare implorare quell’ uomo senza volto ma ben delineato nella sua forma umana, mentre aggrappato a quelle funi cerca di tirarsi innanzi per non disperdersi.
Un filo d’ Arianna alla cui estremità pende quella sfera, un mondo perfetto, ideale, sospeso nello Spazio chissà dove, riflesso su quella lastra che deforma ogni cosa che gli passa accanto.
Tre quarti dell’ Opera è composta da questa lastra specchiante, da questo mondo che si riflette in esso, dalle sue deformazioni visive pari all’ ambiguità dei suoi abitanti.
Ma l’immagine si aggrappa a quelle funi, le tira, come un marinaio issa le vele prima di spingersi in mare aperto.
Marinaio o meglio ancora Odisseo, per restare nel Mito omerico e questa figura ce lo riconferma;
Sola, isolata e senza compagni di viaggio, alla ricerca del suo senso di esistere e di tutti quegli uomini che come lui, non si accontentano delle banalità che dominano il mondo.
Pioniere in terre sconosciute, affronta le insidie che lo circondano, i demoni contemporanei che lo vogliono incatenare a ideologie dominanti; che lo vogliono legare come Pometeo, perchè non riveli il senso del tutto.
E intanto l’ osservatore guardando l’ Opera; si chiede perchè la sua faccia in quello specchio risulta distorta, come distorto è tutto ciò che esso riflette.
Perchè quelle funi imbrigliano parte del quadro, perchè quella lastra su cui è stampata l’ immagine è cosi spiegazzata. Perchè?
Ma la risposta è solo dentro di ognuno di noi, se ci poniamo queste domande.
La Risposta, sono le mille risposte che riusciamo a darci ogni giorno mentre viviamo il contemporaneo che ci assorbe, che ci impedisce quel raffronto tra il nostro micro-pianeta e l’ infinito universo che ci ingloba.
Siamo assorbiti e sospinti da quel vento di Odio che ci pone gli uni contro gli altri, che ci logora gli intestini, che ci annebbia la vista. Siamo rinchiusi in una capsula, come se avessimo ingerito veleno.
Ma noi siamo il veleno e possiamo anche essere il suo antidoto.
Se guardiamo l’Universo non più come un’ entità fuori da noi che non ci riguarda, ma lo consideriamo come l’ interno del nostro corpo di cui noi siamo una piccolissima infinitesimale cellula, possiamo forse, iniziare a comprendere lo scopo della nostra esistenza.
Quando ci ammaliamo e qualcosa nel nostro organismo non funziona più bene, il medico ci prescrive dei farmaci allo scopo di debellare quei batteri, quei virus che ci stanno danneggiando.
Immaginiamo di farci microscopici come loro, di metterci per un attimo nei loro panni, nella loro reale dimensione, il nostro corpo alto cinque piedi, ci sembrerà infinito, incommensurabile, al pari di quell’ universo che in una notte stellata noi riusciamo a vedere.
E quell’ Universo ha un suo ritmo, un suo movimento impercettibile nel nostro spazio-tempo. Tutto è fissato nel Cosmo ad una ben precisa distanza; tutto si muove e non resta mai fisso, ancorato in un unico punto. Tutto scorre, come il nostro organismo dalla nascita alla morte.
Amore e Odio, Bene e Male, Guerra e Pace, Violenza e non Violenza, sono le due pillole iniettate nel mondo, ed in questo dualismo si gioca il benessere di questo organismo chiamato Terra.
“Alcuni nascono Saggi e come le pillole antidote al veleno, cercano di illuminare le tenebre che oscurano la Vita.
Altri nascono ma marciscono, ed il loro marciume si trasforma in Veleno e si moltiplicano sino a portare in cancrena tutto ciò che toccano.
E come farmaci iniettati in un organismo malato, cercano di debellare le malattie e di riportare al benessere quest’ organismo.
E la Luna concluse: “Questa mi sembra essere l’ unica spiegazione sensata alla tua domanda; dal momento che poi ti sono vicina da tempo immemorabile, in questo navigare nel Cosmo, solo questo io vedo nel tempo trascorso. Di altri Mondi non so, ma probabilmente il Tutto è simile a questo, da allora ad oggi.”
“E’ strano come tutto questo possa nascere
da questo semplice schizzo”.






