“Solcando i Mari”
“Solcando i Mari” (2 marzo 2026) Stampa su plexiglass 5 mm, di cm 43 x 58, termodeformata assemblata a vecchia cornice intagliata di cm 53 x 83 agganciata a frammento decorativo ligneo di cm 86 legato con funi marinare
“Solcando i Mari”
Guardo una mia opera del 2024, una serie di elaborazioni fatte al computer, provenienti da un disegno schizzo raffiguranti una Donna.
Elaborazioni varie che hanno preso forma attraverso il colore computerizzato.
Entrambe stampate poi su plexiglass in varie dimensioni.
Le trovo interessanti per quei riflessi e sfumature grigie, per quello sfondo vario blu e nero;
però mi sembrano piatte e statiche appese alla parete. Ho bisogno di muoverle, di deformarle, di farle uscire dalla bidimensionalità in cui si trovano, e con la pistolatermica inizio a fare delle pieghe, degli accartocciamenti.
“Accartocciare”, nel passato avevo già usato questa tecnica su dei disegni fatti a pennarello e poi incorniciati. Allora erano pitture su carta, ora sono pitture stampate su plexiglass.
Si, ma non mi basta: devo sorreggerle in qualche modo, devo dargli un contesto con cui mettersi in relazione, con cui dialogare.
Trovo una vecchia cornice dorata abbandonata in cantina. Mi sembra interessante anche se la doratura in questo contesto emerge troppo.
La sfumo con del nero per attenuarne la luce.
Ora va bene, mi piace. Prendo la mia lastra di plexiglass con stampata quella figura femminile su sfondo nero e l’assemblo con due viti.
L’insieme mi piace.
Questa donna in primo piano che fuoriesce da quella porta o finestra grigia alle sue spalle e viene in avanti con tutta la sua femminilità, mi par che dica: “io sono qui”.
Quella finestra su sfondo nero con frammenti di luce gialle e grigie, pari a stelle di un cielo notturno, sembra essere la porta di una speranza, che questa immagine femminile ci sta mostrando.
Una figura abbozzata, con segni ritmici pari a geroglifici.
Uno schizzo primordiale che ci fa ricominciare la Storia da un altro punto di vista.
E’ lo schizzo che conta, l’ abbozzo; non la forma finita nel suo chiaro-scuro, nella sua prospettiva rinascimentale.
E’ l’ Insieme degli elementi assemblati, che compongono la Sinfonia.
Sinfonia cacofonica che stride nel Presente caotico di Idee e di conflitti, e questa figura sembra dircelo attraverso il suo movimento di accartocciare la lastra su cui è impressa.
O la lastra nera sta cercando di imprigionare e trattenere quella figura che vuole emergere?
No. Quella figura deve emergere, deve essere luce e speranza; deve essere futuro.
Ci vuole allora un altro elemento che gli dia una spinta, che la sorregga, come un soffio di vento che ci porti oltre.
Ecco allora emergere da chissà dove, da qualche cantina o soffitta abbandonata, un frammento decorativo ligneo, parte di una cornice o di una consolle rotta, che vagamente assomiglia alla prua di un veliero.
Si, la prua di un veliero, quella punta che fende le onde del mare, quel mare che viene solcato, tagliato da questo ligneo vascello sulla cui prua troneggia una figura femminile, Sirena o Dea, protettrice dei naviganti.
Si, questo nuovo elemento si inserisce perfettamente nel contesto dell’ insieme, ne chiarisce il significato, ne da potenza e simbologia.
Quelle funi tiranti, che in una prima veloce lettura potevano assomigliare a catene che volevano imbrigliare l’ immagine, appaiono ora invece, come le mille cime che sorreggono le vele di questo veliero, la cui punta di forza è in quell’ immagine femminile che trascina innanzi questo scafo tra le mille insidie di quel mare tempestoso che lo circonda.
Verso dove dirigere la prua, in quale direzione? Verso quella sfera che si sta staccando da quel filo spezzato posta in basso?
Forse, verso ciò che ci imprigiona, verso ciò che nega la nostra libertà individuale, verso tutte quelle tirannie che nel nome di qualcosa o di qualcuno ci alienano l’ esistenza.
La nudità di quel corpo femminile, il suo porsi innanzi con tanta naturalezza, diviene forza e spinta in un mondo contemporaneo ancora immerso nelle tenebre di uno oscuro Medioevo.
Tante sono le terre bagnate dai mari e tanti sono ancora i popoli oscurantisti che vivono in quelle terre!
E come un Angelo apparso in un cielo nero, in un cielo forse color petrolio, quest’ Angelo ci porta qualcosa di cui abbiamo bisogno.
“E’ strano cometutto questo possa nascere
da questo semplice schizzo”.










