“Cercando nello Spazio il senso del tutto”

“Cercando nello Spazio il senso del tutto” (30 marzo 2025) (cm 50 x 60) (Assemblaggio su cornicetta di legno di una digital painting stampata su plexiglass termodeformato di cm 30 x 40, su un fondo di lastre a foglie di specchio, e plexiglass nero con intreccio di funi marinare.)
“Cercando nello Spazio
il senso del tutto”

Avevamo visto questa Immagini già in un’altra Opera e avevamo fatto un richiamo ai “Prigioni” di Michelangelo.
La sagoma di questa immagine ricorda un blocco di pietra che si proietta nello spazio nero ed una figura ritagliata che emerge e sembra spingersi in avanti.
Una Luna piena alle spalle proietta i suoi raggi luminosi tutt’ attorno, rischiarandola.
Un Sole inglobato in un frammento di pietra naviga nel cielo, quasi a volersi ricongiungere.

Questa l’immagine digitale, stampata su una lastra di plexiglass di cm 30 x 40 che poi verrà termodeformata ed assemblata ad altri elementi.
Assemblata su uno sfondo di plexiglass nero con due lastre a specchio che riflettono il mondo circostante.
Un mondo che s’ infiamma per un non nulla, prigioniero di un terrorismo dilagante, spinto da ideologie tarlocche che imprigionano individui senza una vera e propria cultura.
Schiavi di uomini senza scrupoli, che pensano di far fortuna sull’ ignoranza delle masse.
Questo in poche parole il mondo da cui si stacca questo blocco di pietra in cui si delinea una figura umana intenta a ricercare oltre quei conflitti, un’ altra dimensione.
Come fili di ragnatele quelle funi si intrecciano da un capo all’ altro di quella cornice a cui si aggrappano, mentre cercano una via d’ uscita.
Lo spazio è infinito ma il nostro mondo è cosi piccolo che si disperde in questo Universo incommensurabile.
Eppure restiamo ancorati a questo granello di sabbia e a tutto ciò che vi è dentro, alle sue logiche di vita, ai suoi conflitti che sembrano non svanire mai.
Ma tentiamo, forse invano, di modificare il nostro fare quotidiano.
Come ragni tessiamo una tela per aggrapparci in questo cammino, puntiamo dei chiodi per ancorarci in caso di slavine.
Ma ambigua resta quella ragnatela. Ambigua, perchè potrebbe sembrare una catena che ci attanaglia, che ci impedisce di uscire, di liberarci dalle consuetudini ormai acquisite.
Ma il viaggio è iniziato e non si può più tornare indietro.
Lo Spazio è stato scoperto, è stato avvistato;
altri mondi si sono affacciati all’ orizzonte, altre possibilità di vita forse migliori di questa e il nostro vascello ha inziato a navigare in quella direzione.
Ecco allora che queste funi acquisiscono un valore differente; non più catene che ci imprigionano, ma tiranti di vele che si innalzano per raccogliere il vento che le sospinge.
Ulissi verso l’ incognito, Odissei curiosi e temerari, alla ricera della propria casa natale sperduta chissà dove, all’ origine del mondo, di quel Big Bang primordiale che ci ha condotto sino a qui.
Quei frammanti di spsecchi in cui ci riflettiamo passando davanti all’ opera, possono fungere da tramite, da porta temporale tra il nostro mondo e gli infiniti mondi oltre l’ attuale.
Lo specchio, fondamentale riflesso della nostra realtà, che ci ribalta nell’ attimo presente in cui ci guardiamo mentre i sogni scorrono e le speranze svaniscono o si rafforzano, nel contrasto che si evidenzia, tra il riflesso specchiato e la lastra incisa che graffia e squarcia il presente che passa, ignaro del tutto.
“E’ strano come tutto questo possa nascere
da questo semplice schizzo”.




