“L’Albero Maestro”

“L’Albero Maestro 1 e 2” (novembre 2024) (Digital painting stampata su lastra di plexiglass di cm 60 x 80 termodeformata assemblata con reperto di cornice dorata fine ‘800, di cm 170) (Esemplare unico)
“L’Albero Maestro”
Come un dardo che scocca da un arco teso, o come arco che si tende per far scoccare il dardo, quest’ opera nasce dall’ assemblaggio di un reperto di una vecchia cornice dorata di notevole dimensione ed una lastra di plexiglass termodeformata su cui è stampata un’ immagine elaborata al computer.
Subito mi sovviene, non a caso, l’antico mito degli Argonauti, le peregrinazioni di Ulisse nei mari aperti dell’ Odissea, il viaggio ignoto dell’ Uomo attuale, eroe del contemporaneo, che nonostante l’ Albero Maestro della sua nave si sia spezzato nelle bufere della vita, cerca con coraggio un nuovo senso alla propria esistenza.

Albero maestro, perchè la verticalità di quel frammento di cornice ricorda l’ albero di una nave, e quella curvatura in cima, il vento maestrale che soffia sulle vele rigonfie che la spingono innanzi.
Il mare è la parete bianca su cui l’ Opera è appesa, è l’ ignoto confuso in cui naviga l’ immagine.
Un primo cenno critico su quest’ Opera, fu dato dal Presidente della Fondazione Effetto Arte, Sandro Serradifalco in occasione del premio internazionale Giuseppe Mazzini, tenutosi a Milano nel gennaio del 2025 presso il Teatro Manzoni, che cosi scrive:
“””La scelta di integrare un frammento di cornice dorata del tardo Ottocento non è casuale, ma carica l’ opera di un significato storico e simbolico.
Questo elemento antico, con il suo sfarzo e la sua eleganza, crea un dialogo con la modernità del plexiglass e delle digital painting, suggerendo una continuità tra passato e presente.
Il tema dell’Albero Maestro evoca un simbolo di forza e guida, radicato nel mondo naturale ma reinterpretato attraverso un linguaggio astratto e digitale.
La termodeformazione del plexiglas aggiunge una componente di fluidità, come se l’ immagine stessa fosse in movimento, trasformandosi davanti agli occhi dello spettatore.
La digitai painting, stampata su plexiglass e poi termodeformata, diventa una superficie vibrante e dinamica, capace di riflettere ed assorbire la luce, conferendo alla composizione una dimensione quasi tridimensionale.“””
Potremmo, se vogliamo, richiamare alla memoria la scultura michelangiolesca dei “Prigioni”, nelle quali il grezzo marmo attanaglia, imprigiona la figura di un uomo che vuole emergere, quasi ad esprimere un conflitto tra essere e non essere, tra il voler nascere e il restare dove siamo.
Ma la spinta ad uscire è forte e decisa; la spinta a solcare nuovi mari è più forte di ciò che ci lasciamo alle spalle e l’ignoto ci attrae.
Riporto qui alcune mie elaborazioni fotografiche del passato, inerenti il mare.
L’ ignoto verso cui questi velieri antichi si sono spinti, frammenti di una umanità che cercava risposte alle proprie domande. Ora però sembra che questa stessa umanità abbia perso quell’ humus, quella voglia di ricercare, che si sia auto-incatenata ad ideologie negative, che lo rassicurano sul da farsi, suddividendolo in “buoni e cattivi”.
Quella rossa bandiera che sembra volerlo riavvolgere, (rossa del sangue di tutti i dissidenti, di tutti gli eretici che hanno osato sfidarla), con forza e tenacia ora viene lasciata alle spalle, mentre il cielo si tinge di grigio quasi a spiraglio di un nuovo giorno.
Quel rosso bandiera che sventola tra le pieghe del plexiglass, sembra porre radici nuove a quell’ uomo che emerge, pare dargli una spinta per superare lo stagnamento in cui si è impelagato.
Nel secondo elemento di quest’ Opera duale, i colori si attenuano, mentre l’ immagine di quella sagoma umana resta ancora senza un voto ben preciso.
Come può avere un volto ben delineato quando ancora dentro di se è in fieri la conoscenza su se stesso? Troppo piccolo è il nostro cervello per comprendere l’immensità che ci circonda; troppo pregno di odio e di rancori, annebbiato dall’oscurità di millenni di conflitti.
Ma il blu mare alle sue spalle pare sorreggere quella spinta in avanti.
L’ Universo, pieno di misteri ed incognite; l’ Universo che ci rende microscopici ed insignificanti pare tenderci una mano in quella spinta che ci dona per andare innanzi.
Due sfere fanno capolino nell’ opera, una in basso tra il magma informe e l’ altra in alto sulla curvata della cornice.
Due sfere-mondi, pianeti o stelle verso cui l’ uomo si allontana e si dirige. Mondi da lasciare e mondi da ricercare.
Come arco che si tende, anche questa immagine si proietta oltre.
Oltre le Colonne d’ Ercole dei secoli passati; oltre le faide odierne e passate di cui la Storia è piena e da cui fa fatica a staccarsi.
Oltre.
Eroe solitario, Prometeo moderno, Odisseo incurante dell’ ira degli Dei, quest’ Albero Maestro avanza nello spazio circostante.
“E’ strano come tutto questo possa nascere
da questo semplice schizzo”.


















