“Ascensione”
“Ascensione” (settembre 2024) (Digital painting stampata su lastre di plexiglass termodeformato di cm. 30 x 40 assemblati su reperti di cornice dorata fine ‘800)
“Ascensione”
Certe cose si evidenziano dopo; certe similitudini si avvertono durante la creazione di un opera, e forse perchè nel nostro subconscio vivono perennemente. I miei maestri ideali sono stati e lo sono tutt’ora, Michelangelo Buonarroti ed il Caravaggio.
A questi mi ispirai nei primi anni della mia pittura, mi colpirono per la loro possanza fisica e per la luce folgorante che tagliava il nero buio.
Sono passati gli anni della pittura ad olio, della fotografia digitale, delle sculture termodeformate assemblate nel plexiglass.
Ora, una pittura digitale creata al computer e stampata su lastre di plexiglass che deformo con l’ utilizzo di una pistola termica (già usata nel passato per quelle sculture termodeformate) ;
ora li assemblo a reperti di vecchie cornici dorate, di frammenti di esse, per porle nello spazio e creare un dialogo fra loro.
Questa mia prima Opera “Ascensione”, il cui primo elemento centrale di questa composizione, è quel frammento di cornice con ai due estremi due figure che si guardano e che si tendono una mano, distanti fra loro ma tesi ad un incontro, mi ricordano, (forse è solo una suggestione) , “la Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti.
Forse per quella posizione obliqua di quel frammento di cornice; e anche forse per l’ atteggiamento di quelle due figure, una posta in alto e l’ altra posta in basso che si scrutano come a volersi parlare, e come a volersi tendere una mano, come a volersi aiutare mentre l’una sprofonda nel nero e l’ altra tende alla luce.
Certe cose non si dimenticano e ci restano impresse e prima o poi riaffiorano per caso. E’ forse azzardato paragonarle? La mano di Dio è tesa verso Adamo e quella di Adamo è pronta a ricevere quell’ abbraccio divino.
Questo secondo elemento posto in basso a sinistra, intento a risalire con l’ aiuto di funi tese che si intrecciano, e si aggrappano a quel frammento di cornice dorata, mi ricorda un’ altra immagine di Michelangelo posto nel “Giudizio Universale” nella Cappella Sistina.
Una tensione verso, un non volersi fare inghiottire dal nulla che ci circonda, dalle tenebre alle nostre spalle, ed un tendere verso ciò che ci può salvare, che ci può ridare speranza.
Anche qui forse è un caso questo accostamento al capolavoro di Michelangelo; ma la posizione di questo elemento (in basso), ed il suo tendersi verso l’alto, con quelle funi tese come ragnatele, mi richiama inevitabilmente a questo affresco.
Intenzionalità o casualità, copia o intuizione inconscia poco importa ; ciò che conta è l’ afflato poetico, l’ humus che può dare origine a nuove visioni, che può descrivere una situazione in atto, uno slancio per una rinascita o riconquista di uno spazio spezzato che vuole ricongiungersi.
Le pieghe del plexiglass che riflettono la luce circostante, danno il senso del movimento, di quell’ anelito di vita che la figura racchiude proprio come nel dipinto michelangiolesco, dove i corpi si ammassano e si aggrappano l’ uno all’ altro nel tentativo di non sprofondare, nel tentativo di risalire .
Il terzo elemento posto in basso a destra, dove la figura è intenta a sorreggere una sfera, mi riporta in mente un’ altra immagine di Michelangelo posta sempre nel suo “Giudizio Universale”.
Ho usato spesso la sfera in questi ultimi lavori; emblema, simbolo di unità, di perfezione, di origine primaria, di Universo, di molecola primordiale da cui nasce tutto il resto.
L’immagine di quell’ uomo appeso ad un filo, sorretto da un chiodo alla parete, che con forza trattiene quella sfera che vorrebbe disperdersi in una caduta libera, mi rammenta queste altre immagini del capolavoro di Michelangelo.
Non disperdiamo il seme dell’ Umanità, tratteniamolo con forza, riportiamolo al centro del nostro universo, questo pare dirci il lavoro michelangiolesco attraverso quelle figure afferrate per i piedi e strappate ai demoni che vorrebbero inghiottirle.
Il presente caotico e distruttivo, il presente che sembra volerci annientare, si presenta in quest’ opera come in quella michelangiolesca, con tutta la sua disperazione, ma non con la volontà di resa.
Le tensioni di rinascita di fronte al desolato disfacimento sociale, si rafforzano e si tendono una mano nel tentativo di ricomporsi come unità lacerata dal presente.
Il quarto ed ultimo elemento di questo trittico è una immagine che volta le spalle alla scena sottostante e si proietta in uno spazio vuoto davanti a se.
Un cerchio di plexiglass trasparente (sole, luna, universo) a cui l’ immagine si aggrappa con un filo di nylon, pronto a rimbalzare in una nuova dimensione, ci suggerisce ciò a cui aspira l’ umanità: ad un mondo diverso dall’ attuale.
Le pieghe del plexiglass sembrano onde marine che fluttuano nello spazio, soffio di vento che ci trasportano lontano, lontano e verso……
proprio come nel dipinto michelangiolesco che in se racchiude l’ intera storia dell’ umanità.
Michelangelo e Dante, entrambi uniti in quel desiderio di comprendere l’ Uomo nella sua pienezza, nella sua profondità; quell’ Umanità cosi grande ma cosi incommensurabilmente insignificante se paragonato all’ infinito dell’ Universo.
Microscopici esseri che si azzannano per un non nulla, che si sterminano nel nome di una Idea, di una Idea altrettanto piccola in confronto all’ Idea dell’ Universo, che pare assurda la sua venuta su questo mondo.
Eppur ci siamo, eppur comprendiamo, anche se microscopico è il nostro intelletto. Come formiche ci muoviamo su questo lembo di Terra proiettato nello Spazio infinito; ma come le formiche o i batteri di esse non comprendono il nostro vivere umano, cosi noi non riusciamo a comprendere il senso di questo Infinito, e ci disperdiamo in quel buio di odio che ci trascina gli uni contro gli altri.
Non è un caso che mi sia ritonata alla memoria questo mio dipinto del 1980, che segna la fine logica di un periodo pittorico e l’inizio di un’ altra fase creativa, ben descritta in un articolo a firma Gianni Pre apparso sulla rivista “Alla Bottega” nel lontano 1987.




















