“L’ultimo cielo blue”
“L’ultimo cielo blue” (27 aprile 2024) cm 60 x 80 (Stampa diretta su acrilico + alluminio) (Edizione unica di 3)
“L’ultimo cielo blue”

(Stampa diretta su acrilico + alluminio) (Edizione unica di 3)
Guardare l’Arte contemporanea, quella esposta nei Musei o nelle Gallerie d’avanguardia.
Guardare gli Artisti che hanno prodotto quelle Opere.
Chiedersi perchè stanno li, come ci sono arrivati o chi li ha portati a quel successo. Successo meritato o frutto di marketing di mercato?
Guardo la mia Opera e le opere mie simili, “L’Ultimo cielo blu”. Come rapportarla a quelle ormai famose e riconosciute? Ha poi senso confrontarle con quelle?
Un piccolo squarcio di blu con uno scarabocchio di nuvole bianche; tutto il resto dell’immagine è un intrigo di segni colorati all’interno di una figura umana seduta su un panneggio rosso con chiazze di sfumature bianche, simili a quelle del cielo in alto a sinistra.
Sullo sfondo a destra, un paesaggio collinare color sabbia deserto, immerso in un cielo notturno nero con una luna che si scioglie nei bagliori della notte.
Perchè questo titolo, perchè scarabocchi racchiusi in una ben definita sagoma umana seduta a guardare quello squarcio di cielo?
Forse perchè l’Opera e le opere seguenti, nascono durante il conflitto russo-ucraino, dove il timore di utilizzo di armi nucleari si fa sentire sempre più impellente e la paura di non vedere mai più un cielo sereno, ci inchioda davanti agli schermo tv.

Si,… ma,… la forma usata ripercorre gli schemi di ultima generazione usati dall’ Arte per posizionarsi ai primi livelli riconosciuti ?
O forse, per tale posizionamento necessita di autorevoli firme nel campo della Critica convenzionale?
Forse questa ultima ipotesi è la più accreditata.
Quante migliaia di Opere possono avere trattato questo stesso argomento, in varie forme ed in vari sentimenti; ma quante di esse possono giungere alla vetta del successo?
“Guardare con occhio critico” diceva e scriveva il Prof. Guido Ballo (docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti a Brera in Milano).
“L’Opera che stiamo osservando…” è il frutto finale di tutte quelle precedenti, ed è pure l’inizio di quelle che saranno in futuro.
L’autenticità e la riconoscibilità dell’Artista va vista nel suo “insieme” e paragonata con le sue stesse opere, non con opere immaginarie precostituite che abbiamo nella nostra mente (metodo troppo spesso usato dalla maggior parte dei critici).
In questo modo si riconosce il cammino poetico-artistico dell’autore, (che possa piacere o meno non ha importanza), ma che di certo ne fa un interprete autorevole del nostro tempo presente.
In definitiva, come “Nessuno è Profeta in Patria”, anche “Ai posteri l’ardua sentenza”, è il miglior modo per poter valutare appieno un’ Opera d’Arte, slegata dai condizionamenti spesso imposti dal Marcato, dalla politica, o da fattori che non hanno nulla a che fare con l’Arte stessa.
“L’ultimo cielo…,” prima di essere travolti dalle scorie nucleari, prima di essere inghiottiti nel nulla, in quelle miriadi di conflitti presenti sul nostro pianeta e non solo, ma anche dentro le nostre anime irrequiete che si scagliano le une contro le altre, come animali impazziti che hanno perso il senno della ragione, animali allo stato brado inghiottiti dall’odio e dalla rabbia.
Ma quei segni informi, quegli scarabocchi all’interno di quella sagoma umana, sono atomi in ebollizione pronti a ricomporsi, per rinascere nuovi, non appena ……..

